Conferenza “Il viaggiatore tra il tempo e lo spazio” – 16.09.2019

Vi  ricordiamo l’incontro che avremo il prossimo lunedì 16 settembre con Silvio Mignano, Ambasciatore d’Italia in Svizzera che terrà la conferenza

“Il viaggiatore tra il tempo e lo spazio”

ore 19:00, Unitobler, sala F021, Lerchenweg 36, 3012 Berna.

Nell’attendervi numerosi, vi lasciamo con un brano del suo libro  Pilar degli Invisibili:

Gabriele è abituato a un’ altra Basilea, a  cominciare dalla multinazionale farmaceutica nella quale lavora come ricercatore e dove si comunica soprattutto in inglese, anche tra connazionali, italiani con italiani, francesi con francesi, svizzeri con svizzeri. E poi i viali alberati attorno alla chiesa di Sankt Pauli, le villette con un rettangolo di giardino sul davanti e i quattro-cinque gradini che portano all’ingresso, la balaustra in ferro battuto verniciato di nero e le facciate ocra o rosse. All’interno, o nelle verande sul retro, ci s’incontra i venerdi sera a cena e si parla in schwitzerdütsch con un professore di storia dell’arte e una biologa, o in italiano con un’altra coppia di espatriati, assistenti universitari o funzionari di banca (espatriati, come ci si tiene a questa parola! Espatriati, non emigrati). Allora sua moglie Annamaria tira fuori la tovaglia di fiandra e l’argenteria che altrimenti e un peccato essersi portati dietro fin lassu, in quella terra civile ma ammalata di informalita e di rapporti umani e sociali apparentemente (quanto apparentemente!) semplici.
II fine settimana quelli come loro lasciano quasi sempre la citta. Se e inverno si va fino a Interlaken, dove si puo sciare, e se no ci sono i laghi, ii castello di Thun, l’opera a Zurigo, l’aereo per Parigi o Monaco di Baviera, le escursioni in Alsazia o nella Foresta Nera. Non per niente si vive nel cuore dell’Europa, sullo snodo del Reno, a due ore di macchina o d’aereo da qualsiasi offerta si desideri cogliere.
Percio’ Gabriele non aveva mai visto questa Basilea, le famiglie che si aggirano spaesate per le strade assolate e semivuote della domenica, tra negozi chiusi e turisti diretti ai grandi musei di arte contemporanea. Non era mai passato accanto a due giovani genitori con la carrozzina e non aveva scoperto che parlano tra loro in italiano, discutendo di come far quadrare i conti a fine mese. Non aveva preso la linea del dieci verso lo zoo seduto accanto a un gruppo di signore con i bambini che chiacchierano in turco o in una lingua slava. Certo, se avesse fatto tutte queste cose non avrebbe visto una poverta disperata, di quelle che spaventano, ma avrebbe almeno annusato qualcos’altro: solitudine, guizzante come un serpe, anche in mezzo a gruppi di persone che si stringono per affrontarla insieme.